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Attraverso l'Africa con Gengis Khan.

Gengis Khan è rientrata a Torino dopo l’incredibile avventura africana: il Sahara Desert Challenge 2016.

E’ stato fondamentale il restyling tecnico di Italgiunti per percorrere 10.000 km. Ben 22 giorni di viaggio, con le trasmissioni firmate Italgiunti e un conducente indubbiamente preparato: Marco Marengo.


Gengis Khan ha attraversato ogni tipo di strada e pista, superato le scoscese montagne, con quelle strade a fianco a strapiombi da togliere il fiato, fino a più di 2.000 metri di altezza sul Tizi-n-Tichka, arrivando fino all’Erg.

Gengis Khan ha testato le proprie sospensioni nelle piste ondulate, tra stupefacenti illusioni ottiche create dalla rifrazione della luce del sole, cercando di governare al meglio le ruote nella velocità corretta in ogni differente tipo di sabbia, con l’attenzione alta per scorgere tempestivamente i secchi “oued” che apparivano improvvisamente tra le morbide dune. Di notte, invece, durante le temperature rigide della notte nel deserto, ha fatto apprezzare la sua potente illuminazione notturna.

Ogni mattina, una nuova suggestiva scoperta, l’alternanza di paesaggi lunari a quelli erbosi fino a al mare di Dakhla.

Gengis Khan per arrivare alla Mauritania entra nel cuore del territorio dei Sahrawi, su quelle terre controllate dal Fronte Polisario, trasmette un inevitabile inquietudine.

Arrivata nell’Adrar occidentale Gengis Khan passa la zona montana e giunta ad Atar, svolta verso Tabrinkout e si ferma per alcuni interventi meccanici.

Dal bruit de silence tipico del deserto, arriviamo alla vivacissima N’dar, antica capitale della Confederazione del Senegambia, meglio conosciuta come Saint Louis, come la rinominarono i francesi in onore di Luigi IX.

È qui la foce del fiume Senegal, sull’Oceano Atlantico che permette alla vegetazione, in un territorio ancora sabbioso, di essere davvero straordinaria. Un territorio con numerosi siti naturali, tra i quali il Parc National des Oiseaux du Djoudj, una delle più grandi riserve ornitologiche al mondo, Patrimonio dell’Unesco dal 1981.

La città è come sospesa nel tempo, un susseguirsi delle tradizionali imbarcazioni di pescatori, le piroghe, i colori incantano, gli ospitali sorrisi africani ci hanno accompagnato in questo lungo viaggio ma qui hanno un messaggio ancora più forte, il culto della vita perché è impossibile non ricordare che anche questo era luogo di deportazione degli schiavi in America.

Gengis Khan riparte, direzione Senegal. Le temperature sono quasi insostenibili, fortunatamente mancano pochi km al nostro goal: Dakar.

Ogni cento metri il mondo cambia, scriveva Roberto Bolaño, e Gengis Khan ne ha visti di mondi differenti, partendo da Torino, fino in Senegal, tra Marocco e Mauritania.

Ora si merita qualche accurata attenzione prima di dar mostra di sé all’Automotoracing, nello stand di Italgiunti.

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